Flessibili, Precari, Esternalizzati

Flessibili, Precari, Esternalizzati

Il 1 maggio è festa del lavoro, ma sicuramente molti dei nostri ticinesi non hanno sicuramente niente da festeggiare.  Gli equilibri economici mondiali sono dettati da una struttura talmente evanescente che, se dopodomani la figlia di Douglas Peterson (il presidente di Standard and Poor’s, l’agenzia di rating che valuta le economie dei paesi nei quali vivete) esce incinta e il padre si sceta storto, può buttare nel cesso la vostra economia nazionale e la vostra misera vita.

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Festeggiata in Italia, Germania, Spagna, Grecia, Russia, Ucraina, Unione Europea, Cile, Cina, Slovenia, Svizzera, Messico, Romania, Brasile, Macedonia, e un’altra sessantina di nazioni, la Festa del Lavoro, Festa dei Lavoratori, intende ricordare le battaglie operaie che portarono all’ottenimento di uno dei diritti fondamentali dei lavoratori: l’orario di lavoro quotidiano di otto ore.

Dobbiamo andare oltre a noi stessi per come ci siamo immaginati finora, strapparci con coraggio a tutte le nostre derive identitarie che garantiscono al massimo l’autoconservazione e la sopravvivenza e in questo sapere parlare e costruire azione politica con gruppi e soggettività diverse ( non soltanto italiane, ma anche europee) mettendo al centro la tensione forte alla condivisione dei percorsi.

Nella calda mattina di sabato scorso, a San Romano in Garfagnana, presso la sede comunale sita nel capoluogo, il Sindaco Pier Romano Mariani e il Presidente del Parco Fausto Giovanelli hanno ricevuto ed accolto l’australiana Marisa Pieri, appena tornata in visita, dopo ben vent’anni, dalla lontana Perth, alla terra di emigrazione dei propri genitori.

Sono momenti di famigliarità nell’ingranaggio della macchina produttiva: ci fa bene!” E a proposito di lavoro ecco il richiamo forte del Pontefice: Il vero tempo della festa sospende il lavoro professionale, ed è sacro, perché ricorda all’uomo e alla donna che sono fatti ad immagine di Dio, il quale non è schiavo del lavoro, ma Signore, e dunque anche noi non dobbiamo mai essere schiavi del lavoro, ma signori”.

Quanti, come noi, sono educati, sin da piccoli, a invocare Gesù, Maria e Giuseppe, nulla di più consolante potranno attendersi — allorché, nella tarda età e nell’ultimo giorno, nell’ultima ora Sorella Morte verrà a visitarli — che poter ripetere l’invocazione di quei soavissimi Nomi e affidare la propria anima alla benignità del Salvatore, della Madre sua e del suo Padre putativo, perchè l’accompagnino in Paradiso.

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