Primo Maggio, Festa Dei Lavoratori

Primo Maggio, Festa Dei Lavoratori

Se la gente non va in libreria (ma sarà poi vero?) la Libreria dei Lettori va fra la gente (questo è vero.  Oggi possono sembrare fogli ingialliti d’un album rimosso, eppure colpiscono le ferite dell’amputazione democratica negli anni della guerra fredda: un centinaio di lavoratori uccisi dalle forze dell’ordine tra il 1947 e il 1950, schedature per centinaia di migliaia di cittadini sospetti di militanza comunista, ripetuti controlli sugli insegnanti con interrogatori ai colleghi e ai genitori degli alunni.

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Da allora, il 1° Maggio ha segnato momenti storici di lotta incancellabili: le proteste del 1914 contro la prima guerra mondiale imperialista; le lotte operaie del 1920; gli scioperi del 1943 contro la dittatura mussoliniana; le folle immense che riempirono le piazze nel 1945 all’indomani della Liberazione dal nazifascismo; la manifestazione di Portella della Ginestra del ’47 dove fu compiuta la prima strage di Stato; le grandi lotte del ’68 e degli anni ’70.

Caro Raffaele, ho avuto la fortuna, negli ultimi decenni, di conoscere da vicino le persone con disabilità che si sono impegnate nel movimento sindacale, distribuite equamente fra Cgil, Cisl e Uil: Cito i nomi di Nina Daita (tuttora al vertice Cgil nel settore handicap), Luca Pancalli (veniva dalla Uil, e ora è vicepresidente del Coni), Flavio Cocanari (prematuramente scomparso a soli 56 anni) nella Cisl.

Ma, soprattutto, l’amore fra un Paese e uno dei suoi più grandi poeti, Ida Perkins, che irruppe nel cielo della vita e delle lettere americane da giovanissima, riuscendo a trasformare donne e uomini ordinari in appassionati di poesia, tanto che quando morì, nel 2010, il dolore della nazione fu così grande che il presidente Obama inserì tra le ricorrenze nazionali il giorno della sua morte che coincideva con quello della sua nascita.

Questa incompatibilità, evidente nelle diverse forme del conflitto sociale presenti nel nostro paese (non solo a Baltimora ad Istanbul…) è il nostro punto di partenza: in una casa occupata cosi come nell’attaccare la zona rossa di una città-vetrina blindata c’è un agire diretto e collettivo che crea legami di solidarietà e pratiche di vita differente.

Il giorno dopo decido di andare a visitare l’ Immigration Museum di Melbourne , per avere un’idea più chiara di come questa città sia nata grazie all’opera di migliaia di italiani come loro, come i miei zii, ma anche di tante famiglie greche, turche, vietnamite, indiane, persone arrivate da ogni parte del mondo con un grande spirito di iniziativa e pronte a cogliere le opportunità di questo immenso paese.

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