Il Primo Maggio e la festa del lavoro delle Donne

In occasione del Primo Maggio 1911 il Gruppo Femminile della sezione socialista milanese diffuse un manifesto ponendo l’accento sulla richiesta di estensione del suffragio universale alle donne. Se il Primo Maggio è simbolo di redenzione ed emancipazione esso si rivolge in primo luogo alle donne; le donne, da parte loro debbono rivendicare il diritto di voto come arma politica per lottare contro la “servitù economica e domestica”. «La manifestazione del Primo Maggio chiama anche voi, chiama soprattutto voi, o donne lavoratrici, voi, doppiamente sacrificate, ad affermare i diritti sociali e politici, che vi spettano come produttrici di ricchezza, come madri di famiglia, come donne. Reclamate, nei Comizi del Primo Maggio, il suffragio veramente universale, cioè esteso anche a tutte le donne; reclamatelo in nome della giustizia e della necessità della vostra difesa di classe. Reclamate il diritto di partecipare alla vita collettiva non come semplici strumenti da lavoro […] ma come cittadine, per i vostri interessi specifici di produttrici, di consumatrici, di contribuenti. […]». “Critica sociale”, 1° maggio 1911. 15 16 18 più grande e tradizionale manifestazione internazionale di lotta e di festa, che in Italia si era svolta per 33 anni. La festa, così snaturata, non dice più niente ai lavoratori, mentre la ricorrenza del Primo Maggio assume una connotazione quanto mai “sovversiva”, divenendo occasione per esprimere in forme diverse – dal garofano rosso all’occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria – l’opposizione al regime. Così il Decreto non ottiene il risultato auspicato dal fascismo: il 1° maggio 1923, a 12 giorni dalla sua soppressione e nonostante tutte le misure repressive messe in atto a Milano il 70% degli operai ha disertato il lavoro e nei maggiori centri italiani le astensioni sono state notevoli, superiori ad ogni aspettativa. Negli anni successivi festeggiare il Primo Maggio diventa sempre più difficile, oltre che per gli impedimenti della vigilia (ritorsioni materiali minacciate dai datori di lavoro e dai fascisti verso chi si astiene dal lavoro e partecipa alla festa “eversiva” e antifascista. Racconta Sandro Pertini (che 52 anni dopo il fatto verrà eletto Presidente della Repubblica Italiana): «Ricordo il 1° maggio 1925 nella mia Savona. Quel giorno, per i segnali regolamentari, i ferrovieri addetti al movimento della stazione e del tronco ferroviario che collega questa con il porto, agitavano le bandierine rosse non più arrotolate ma accuratamente spiegate. La sera prima le bandierine erano state ben ripulite, perché il loro rosso fosse fiammante». 17 19 Un testimone dell’epoca racconta di ciò che avveniva in Puglia in quegli anni: «Dopo il 1926, dopo le leggi eccezionali, la situazione era ancora peggiorata e di conseguenza le manifestazioni del Primo Maggio si facevano in altro modo, in un modo molto più ristretto. E ogni anno si scriveva sui muri, si scriveva per terra, si andava a mettere bandiere nella villa comunale, sugli alberi o lungo le vie dove passava molta gente». La resistenza antifascista e antinazista utilizza il simbolo del Primo Maggio come emblema per la guerra di liberazione nazionale. Il 25 aprile 1945 il nord Italia venne liberato. Nel nord est però il 1° maggio 1945 si completava l’insurrezione scoppiata il 25 aprile e per molte località la festa del lavoro venne così a coincidere con la fine del fascismo e dell’invasione nazista.

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